La Germania alza la voce e chiama a raccolta l'Europa sul fronte dell'intelligenza artificiale. Il cancelliere Friedrich Merz ha lanciato un appello chiaro: Berlino e Bruxelles devono sviluppare una propria IA lungo tutta la filiera, dall'hardware al software, per ridurre la dipendenza da fornitori esterni come Stati Uniti e Cina. Un messaggio che suona come un monito all'intero continente, chiamato a non restare spettatore nella corsa tecnologica globale.
L'obiettivo: capacità quadruplicata entro il 2030
Il piano tedesco è ambizioso. Il governo punta a quadruplicare la potenza di calcolo dedicata all'IA entro il 2030, un traguardo che richiederà investimenti massicci in data center, chip e infrastrutture. La posta in gioco non è solo tecnologica ma geopolitica: chi controlla la capacità di calcolo controlla lo sviluppo dell'IA, e l'Europa vuole evitare di trovarsi a rincorrere. Merz ha sottolineato come la sovranità digitale passi necessariamente dalla capacità di progettare e produrre in casa i mattoni fondamentali dell'IA.
L'Ifo raffredda gli entusiasmi: "Non ancora pronta"
A smorzare i toni ci pensa l'istituto di ricerca Ifo, che giudica la Germania non ancora pronta a centrare l'obiettivo. Secondo gli esperti, il paese sconta ritardi strutturali: carenza di competenze specializzate, burocrazia lenta e una filiera hardware ancora fragile. Il quadruplicamento della potenza di calcolo richiede non solo fondi, ma anche tempi di autorizzazione e realizzazione che mal si conciliano con le procedure attuali. Il rischio, insomma, è che l'annuncio resti sulla carta senza un'accelerazione concreta.
La sfida tedesca è quindi anche un banco di prova per l'intera Unione Europea, chiamata a trasformare le dichiarazioni di intenti in capacità reale. Se Berlino riuscirà a trainare il continente, l'Europa potrebbe conquistare un ruolo da protagonista nell'IA; in caso contrario, la dipendenza dall'estero resterà un tallone d'Achille difficile da superare.