La NASA sta facendo passi avanti concreti nell'assemblaggio del razzo SLS (Space Launch System) destinato alla missione Artemis III, il cui obiettivo è riportare gli astronauti sulla superficie lunare. Nei centri di assemblaggio statunitensi, i tecnici stanno unendo i segmenti del core stage e preparando i componenti che formeranno il gigantesco vettore. Un lavoro certosino che procede tra mille incognite, perché il futuro di questo modello è tutt'altro che definito.
Un colosso da 98 metri tra ambizione e dubbi
L'SLS è un lanciatore pesante alto quasi 100 metri, progettato per spingere la capsula Orion verso la Luna. Ogni lancio costa oltre 2 miliardi di dollari, una cifra che ha acceso più di un dibattito dentro e fuori l'agenzia. Nonostante l'impegno per Artemis III, il programma non ha ancora una tabella di marcia chiara oltre il 2030: la NASA valuta se continuare a produrre esemplari di SLS o passare a soluzioni commerciali più economiche e riutilizzabili.
Il nodo del dopo-2030
Secondo indiscrezioni riportate da diversi osservatori del settore, il razzo potrebbe essere impiegato ancora per una o due missioni dopo Artemis III, ma senza un piano di lungo periodo. L'agenzia spaziale statunitense sta valutando alternative come i lanciatori pesanti di SpaceX e Blue Origin, che promettono costi inferiori e maggiore flessibilità. La decisione finale avrà un impatto enorme sull'industria aerospaziale e sulla capacità degli Stati Uniti di mantenere una presenza stabile sulla Luna.
Per ora, l'assemblaggio prosegue e il primo lancio con equipaggio di Artemis III resta fissato non prima del 2026. Ma la vera sfida non è solo tecnica: è capire se l'SLS avrà un futuro o diventerà un pezzo di storia dell'esplorazione spaziale.