Un'inchiesta di NBC News ha portato alla luce una serie di colpi che sembrano usciti da un videogioco: dal giugno scorso, bande organizzate hanno preso di mira i data center, portando via attrezzature per un valore superiore a 100 milioni di dollari. Il metodo è sofisticato e combina un attacco informatico preliminare con un'incursione fisica mirata, in un mix che ricorda le dinamiche di GTA ma calato nel mondo reale dell'infrastruttura digitale.
Il modus operandi: prima l'hack, poi il blitz
Secondo quanto ricostruito, le bande agiscono in due fasi. Prima compromettono i sistemi di sicurezza e di videosorveglianza del data center, disattivando allarmi e telecamere. Poi entrano in azione sul posto, asportando componenti critiche come schede GPU, server e moduli di memoria. Si tratta di hardware di alto valore, facile da rivendere sul mercato nero e difficile da tracciare. La combinazione tra cyber-attacco e furto fisico rende questi colpi particolarmente efficaci e difficili da prevenire.
Un fenomeno in crescita che preoccupa il settore
L'allarme è serio: i data center sono il cuore pulsante dell'economia digitale, e la loro sicurezza fisica è spesso trascurata rispetto a quella informatica. Le bande sembrano conoscere bene le procedure e i punti deboli delle strutture, suggerendo una possibile infiltrazione interna o una lunga fase di ricognizione. Le autorità stanno indagando, ma il fenomeno è in crescita e mette a rischio non solo le aziende colpite, ma l'intera filiera dei servizi cloud e dell'intelligenza artificiale, sempre più affamata di potenza di calcolo.
La vicenda dimostra che la protezione dei dati passa anche dalla sicurezza fisica: un insegnamento che il settore dovrà imparare in fretta, mentre l'attenzione mediatica resta puntata su GTA 6 e sulle sue promesse virtuali. Qui, però, la realtà supera la finzione.