Il 29 settembre, l'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo dal titolo «Inaugurating the Era of Super Intelligence», con cui impone a tutte le agenzie federali di abbandonare l'espressione «intelligenza artificiale» in favore del nuovo termine «Super Intelligence». La direttiva, diffusa tramite i canali ufficiali della campagna, ha immediatamente acceso il dibattito nel mondo della tecnologia e della politica.
Un cambio di nome che sa di propaganda
Secondo quanto riportato, l'ordine esecutivo non si limita a una semplice modifica terminologica: stabilisce che tutti i documenti, i comunicati e le iniziative federali che citano l'IA debbano essere riscritti con la nuova dicitura. L'obiettivo dichiarato è quello di enfatizzare la superiorità tecnologica americana e di marcare una distinzione netta rispetto alle narrazioni di altri Paesi, in particolare Cina e Unione Europea. Tuttavia, molti esperti sottolineano come il termine «Super Intelligence» sia già utilizzato in ambito accademico per indicare un'IA ipotetica con capacità cognitive superiori a quelle umane, creando così una pericolosa confusione concettuale.
Reazioni e implicazioni per il settore
La mossa ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, alcuni sostenitori di Trump applaudono l'iniziativa come un modo per rivendicare la leadership statunitense nell'innovazione e per distinguersi dalle politiche regolatorie più restrittive dell'UE. Dall'altro, ricercatori e aziende tecnologiche temono che il cambio di nome possa generare fraintendimenti, ostacolare la cooperazione internazionale e persino influenzare i finanziamenti pubblici alla ricerca. OpenAI, Google e Microsoft, pur non commentando ufficialmente, avrebbero espresso preoccupazione per l'impatto sulla terminologia condivisa.
Non è la prima volta che Trump cerca di ridefinire il linguaggio tecnologico: durante il suo mandato aveva già promosso espressioni come «American AI» e aveva più volte attaccato le regolamentazioni europee. Questa nuova direttiva, però, va oltre, trasformando un'acronimia tecnica in uno slogan politico. Resta da vedere se le agenzie federali si adegueranno effettivamente o se la misura rimarrà lettera morta, considerando che molte di esse operano con budget e mandati già definiti dal Congresso.
In ogni caso, la vicenda evidenzia come il controllo del linguaggio stia diventando una nuova frontiera della competizione geopolitica sull'intelligenza artificiale. Mentre gli Stati Uniti si preparano alle elezioni, il dibattito su come chiamare e regolamentare l'IA si intreccia sempre più con la politica interna e con le strategie di supremazia tecnologica globale.