La corsa all'adozione degli agenti di intelligenza artificiale sta spostando l'attenzione dal modello alla sua capacità di agire nel mondo reale. Per Akamai, il vero nodo di sicurezza non risiede tanto nell'IA in sé, quanto negli strumenti e nei permessi che le vengono concessi. È la tesi del CTO dell'azienda, secondo cui la priorità è ridurre al minimo la superficie d'azione di ogni agente.
Capacità minima, rischio minimo
Il principio da adottare è quello della capacità minima: ogni agente deve poter fare solo ciò che gli serve per il compito assegnato, senza accessi superflui a dati, sistemi o funzioni sensibili. Più un agente è libero di agire, più ampia diventa la potenziale falla. Da qui la necessità di agenti specializzati, progettati per singoli compiti, anziché entità generiche con ampi poteri. Un approccio che riduce i danni in caso di errore, manipolazione o comportamento imprevisto.
Infrastruttura distribuita e ruolo dell'Europa
Accanto alla limitazione dei permessi, Akamai indica la strada dell'infrastruttura distribuita, capace di contenere l'impatto degli incidenti e di rendere più controllabile l'operato degli agenti. Sul fronte europeo, il CTO vede un'opportunità precisa: puntare su un'IA integrata nei settori in cui l'Europa è già forte, come industria, manifattura e servizi regolamentati, invece di inseguire la corsa ai modelli generalisti. La sicurezza diventa così un vantaggio competitivo, non solo un requisito.