La startup di Seattle Endurance Energy ha annunciato di aver prodotto elettricità sfruttando il calore del vulcano sottomarino Axial Seamount, situato nel Pacifico nordorientale al largo delle coste dell'Oregon. L'esperimento ha generato corrente per 8,7 secondi, un risultato che rappresenta una prima assoluta nel campo dell'energia geotermica marina. La notizia è stata accolta con interesse dalla comunità scientifica, ma anche con cautela per le difficoltà tecniche ed economiche che restano da affrontare.
Come funziona la geotermia sottomarina
Il principio è simile a quello dei sistemi geotermici terrestri: sfruttare il calore del sottosuolo per riscaldare un fluido e muovere una turbina. In questo caso, però, l'acqua viene prelevata direttamente dal mare e convogliata verso le bocche idrotermali del vulcano, dove raggiunge temperature elevatissime. Il vapore prodotto viene poi utilizzato per generare elettricità. Endurance Energy ha sviluppato un prototipo in grado di resistere alle pressioni estreme e alla corrosività dell'ambiente marino, ma la durata limitata del test dimostra che la strada è ancora lunga.
Le sfide aperte
Il primo ostacolo è la scalabilità: produrre energia per pochi secondi non significa poter alimentare città o industrie. Servono impianti più grandi, cavi sottomarini per il trasporto dell'energia e sistemi di accumulo. Inoltre, l'ubicazione remota dei vulcani sottomarini attivi rende la manutenzione complessa e costosa. Senza contare l'impatto ambientale: gli ecosistemi delle bocche idrotermali sono unici e fragili, e qualsiasi intervento deve essere valutato con attenzione.
Nonostante gli ostacoli, l'esperimento di Endurance Energy apre una nuova frontiera per le energie rinnovabili. Se la tecnologia riuscirà a maturare, i vulcani sottomarini potrebbero diventare una fonte di energia pulita e continua, capace di integrare eolico e solare. Per ora, però, resta una promessa affascinante ma ancora lontana dall'essere una soluzione pratica.