È durata appena pochi giorni la stretta di Claude Code sui videogiochi. Anthropic è stata costretta a intervenire e a rendere molto più permissiva la regola introdotta con il modello Opus 5.5, che vietava di citare titoli esistenti persino per descrivere le meccaniche desiderate. Le lamentele degli utenti, soprattutto quelli abbonati, hanno spinto l'azienda a fare marcia indietro.
Cosa cambia davvero
A spiegare la nuova impostazione è Addy Osmani, membro del team che lavora al servizio. La linea guida originale bloccava non solo richieste del tipo «crea un gioco identico a GTA 6», ma anche formule più innocue come «crea un gioco con il gameplay di GTA 6». Una restrizione giudicata eccessiva da molti sviluppatori, che si sono ritrovati impossibilitati a indicare un riferimento per spiegare cosa volevano ottenere.
Ora Claude può nominare un gioco per descrivere il genere e le meccaniche richieste, producendo comunque un progetto originale. Se invece l'utente chiede esplicitamente una copia dell'originale, il modello proporrà qualcosa di simile anziché clonarlo. È una distinzione sottile, ma sufficiente a sbloccare gran parte dei flussi di lavoro che si erano arenati.
Il rischio creativo resta aperto
Di fatto, la modifica apre la strada a un impiego massiccio dell'intelligenza artificiale per immettere sul mercato una grande quantità di videogame molto simili, se non identici, a prodotti già affermati. La linea guida iniziale sembrava andare nella direzione giusta, ma scontentare gli utenti paganti significa consegnarli alla concorrenza: meglio rivedere le regole e ammorbidire i paletti.
L'AI sta insomma attribuendo un nuovo significato al termine pirateria. Se finora nel gaming indicava la distribuzione di copie non autorizzate, da oggi servirà anche a descrivere la riproduzione del codice e delle meccaniche di un gioco all'interno di altre produzioni. Una questione aperta, destinata a far discutere ancora a lungo.