Settembre 2013. Avevo diciannove anni, stavo per iniziare l'università e non guadagnavo ancora un euro. Ricordo ancora le suppliche a mio padre per farmi comprare GTA 5 al Mediaworld di V... Un ricordo vivido, che oggi mi fa riflettere su quanto sia cambiato il mio rapporto con i videogiochi. L'attesa per GTA 6, il nuovo capitolo della saga di Rockstar Games, non mi entusiasma come un tempo. E la colpa, forse, non è del gioco.
L'hype ai tempi della scuola
Quando ero adolescente, l'uscita di un nuovo GTA era un evento epocale. Seguivo ogni rumor, analizzavo i trailer fotogramma per fotogramma, partecipavo a forum infiniti. L'hype era una droga, una scarica di adrenalina che mi accompagnava per mesi. Oggi, a distanza di anni, quell'entusiasmo sembra svanito. Non fraintendetemi: GTA 6 sarà probabilmente un capolavoro, ma la mia eccitazione è diversa, più misurata, quasi razionale.
La vita adulta e il tempo che cambia
La verità è che crescere significa anche ridimensionare le priorità. Il lavoro, le bollette, le responsabilità quotidiane hanno preso il posto delle maratone notturne davanti alla console. Non ho più il tempo (né la voglia) di perdermi in ore di speculazioni. E poi c'è la consapevolezza che i videogiochi, per quanto straordinari, non sono più l'unico centro del mio universo. Forse è solo nostalgia, ma l'attesa per GTA 6 mi sembra più un dovere che un piacere.
Non è un dramma, sia chiaro. È la normale evoluzione di chi, come me, è passato dall'adolescenza all'età adulta. Resta la curiosità di vedere cosa combinerà Rockstar, ma l'hype incontenibile di un tempo ha lasciato spazio a una sorta di affetto maturo. E forse va bene così.