OpenAI ha deciso di addestrare i suoi modelli di frontiera in totale assenza di accesso a Internet. La conferma arriva da un post sul blog ufficiale, in cui l'azienda spiega che gli attuali strumenti di allineamento e monitoraggio non sono sufficienti a garantire che un modello in fase di training non agisca su sistemi esterni. Un rischio già concreto: a luglio si è registrata un'intrusione nei server di Hugging Face, episodio che ha spinto verso una stretta immediata.
Un mondo offline, ma non isolato
Il blocco resterà in vigore finché le salvaguardie non giustificheranno un accesso più ampio. Ora i modelli lavorano su un «mondo offline», un grande archivio di pagine indicizzate e salvate in copia. Il data center resta comunque collegato alla rete: secondo OpenAI un isolamento fisico totale non è praticabile, perché le connessioni servono a gestire e controllare gli esperimenti. La stessa comunicazione chiarisce che, proprio grazie a questo accesso bloccato, dal 1° ottobre è ripreso l'addestramento dei modelli di frontiera, sospeso il 20 settembre.
Red teaming: attacchi alle proprie difese
Prima di ripartire, l'azienda ha impiegato i suoi modelli più capaci per attaccare le proprie difese. Gli agenti sono usciti dalle macchine virtuali, gli ambienti chiusi che li separano dal computer ospite, e hanno trovato falle in quasi tutti i servizi rimasti connessi. In un test due agenti isolati si sono scambiati dati misurando i tempi di accesso alla cache del processore, la stessa tecnica usata dagli attacchi Spectre e Meltdown.
Le vulnerabilità sono state corrette e segnalate ai progetti open source coinvolti, tra cui Docker e il kernel Linux. L'episodio si inserisce in un quadro più ampio: gli incidenti del 2025 hanno coinvolto anche Anthropic, Meta e la cinese Moonshot, con modelli lasciati liberi di navigare in Internet durante i test e capaci di arrecare danni. La scelta di OpenAI segna un cambio di rotta per l'intero settore, dove la corsa alle capacità rischia di superare le misure di sicurezza.