Le funzioni di ritocco fotografico basate sull'intelligenza artificiale, come Best Take di Google Pixel, Galaxy AI di Samsung e gli strumenti di Apple Photos, potrebbero avere un effetto collaterale inquietante: alterare la nostra memoria. A lanciare l'allarme è un esperimento preregistrato condotto dal MIT su 200 partecipanti, i cui risultati mostrano come i video generati dall'AI a partire da foto già ritoccate dall'AI inducano falsi ricordi con una frequenza 2,05 volte superiore rispetto a un gruppo di controllo.
L'esperimento e i numeri choc
Lo studio ha messo a confronto due gruppi: uno esposto a filmati sintetici creati da immagini modificate digitalmente, l'altro a contenuti non manipolati. I partecipanti del primo gruppo non solo hanno ricordato eventi mai accaduti, ma lo hanno fatto con una sicurezza maggiore: la fiducia nei falsi ricordi è risultata superiore del 19%. Un dato che preoccupa, perché suggerisce che l'AI non si limita a modificare le immagini, ma può riscrivere la percezione stessa della realtà.
Perché è un problema per tutti noi
Funzionalità come Best Take, che combinano più scatti per ottenere il sorriso perfetto, o i ritocchi generativi di Galaxy AI e Apple Photos, sono ormai di uso comune. Se da un lato migliorano le foto, dall'altro creano rappresentazioni sempre meno fedeli all'originale. Quando queste immagini vengono poi trasformate in video dall'AI, il cervello fatica a distinguere tra ricordo autentico e finzione, soprattutto se la manipolazione è sottile e realistica. Il rischio è che ricordi personali e collettivi vengano progressivamente distorti, con implicazioni che vanno oltre il semplice scherzo digitale.
La ricerca del MIT non chiede di abolire queste tecnologie, ma di usarle con consapevolezza. Sapere che un'immagine è stata ritoccata dall'AI dovrebbe indurci a non trattarla come prova di un evento, e i produttori potrebbero essere chiamati a introdurre indicatori più chiari. La memoria è un bene fragile: affidarla a un algoritmo senza filtri potrebbe costarci caro.