Il pacco batterie del Tesla Cybercab nasconde una scelta progettuale precisa: al suo interno c'è spazio lasciato volutamente libero per accogliere celle con una densità energetica inferiore rispetto a quelle attuali. A rivelarlo è Robert Sumpf, responsabile della piattaforma del robotaxi, spiegando che non si tratta di un errore di dimensionamento ma di una decisione consapevole presa in fase di design.
Spazio libero, non spreco
Il margine interno del pacco non è quindi un difetto da correggere, bensì un'area di riserva pensata per le celle LFP (litio-ferro-fosfato), che offrono una densità energetica più bassa ma vantaggi concreti su costi, sicurezza e durata. Lasciare spazio in eccesso permette a Tesla di cambiare chimica delle batterie senza ridisegnare il telaio o il pianale del veicolo, mantenendo invariata l'architettura del Cybercab.
Perché puntare sulle LFP
Le celle LFP sono più economiche e meno soggette a surriscaldamento, un fattore decisivo per un mezzo che dovrà lavorare su lunghe percorrenze in ambito urbano. Il Cybercab nasce infatti per la guida autonoma a uso intensivo: contenere il costo per chilometro è essenziale per rendere sostenibile il modello di servizio. Lo spazio extra nel pacco consente di montare più celle a parità di volume, compensando la minore densità con un numero maggiore di elementi.
La mossa conferma la strategia di Tesla: piattaforme flessibili, pronte ad adattarsi a chimiche diverse man mano che la produzione e i costi delle materie prime cambiano. Per il Cybercab, il vero segreto non è la batteria installata oggi, ma lo spazio che resta libero per quella di domani.