Un ex ricercatore di alto profilo ha lanciato un avvertimento inquietante: secondo Jacob Coxon, che ha lavorato in alcune delle più grandi aziende tecnologiche del mondo, c'è una probabilità del 90% che la Cina sia già riuscita a infiltrarsi in OpenAI e Anthropic, due dei laboratori di intelligenza artificiale più avanzati e strategici del pianeta.
La stima choc di un insider
Coxon non ha fornito prove concrete, ma la sua esperienza nel settore conferisce peso alle sue parole. La dichiarazione arriva in un momento di crescente tensione tecnologica tra Stati Uniti e Cina, con Washington che ha più volte accusato Pechino di spionaggio industriale e di tentativi di accesso illecito a tecnologie critiche. Le due aziende, impegnate nello sviluppo di modelli di IA generativa sempre più potenti, custodiscono proprietà intellettuale dal valore incalcolabile.
Perché OpenAI e Anthropic sono nel mirino
OpenAI, con ChatGPT, e Anthropic, con Claude, sono in prima linea nella corsa all'IA. I loro algoritmi, i dataset e le architetture di rete rappresentano un vantaggio competitivo enorme, sia in ambito civile che militare. Un'infiltrazione cinese potrebbe tradursi in furti di segreti industriali, sabotaggi o nella capacità di influenzare lo sviluppo di sistemi di IA con bias o backdoor. La stima di Coxon, sebbene non verificata, solleva interrogativi urgenti sulla sicurezza interna di queste aziende e sulla necessità di controlli più severi sui dipendenti e sui collaboratori.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di guerra tecnologica globale, dove la posta in gioco non è solo commerciale ma anche geopolitica. Mentre le autorità statunitensi intensificano le indagini su possibili spie cinesi nel settore, le aziende di IA sono chiamate a rafforzare le proprie difese. La dichiarazione di Coxon, per quanto allarmante, ricorda che la protezione dell'innovazione è ormai una priorità assoluta, e che la fiducia nel personale potrebbe non bastare più.