La crisi dei chip di memoria continua a far sentire i suoi effetti sul mercato dell'elettronica di consumo e stavolta tocca direttamente uno dei prodotti più amati da maker e appassionati: il Raspberry Pi. La società britannica ha annunciato un nuovo ritocco dei listini per alcune delle sue schede più diffuse, attribuendo la decisione al costante aumento dei costi delle memorie DRAM e NAND, una conseguenza diretta della corsa globale all'intelligenza artificiale che sta assorbendo enormi quantità di componenti di memoria.
Le modifiche, entrate in vigore immediatamente, riguardano le versioni da 2 GB di RAM del Raspberry Pi 4 e del Raspberry Pi 5. Nel dettaglio, il Pi 4 passa da 55 a 67,50 dollari, mentre il Pi 5 (sempre nella configurazione da 2 GB) sale da 65 a 77,50 dollari. In entrambi i casi si tratta di un rincaro di 12,50 dollari. La società ha però precisato che restano invariati i prezzi delle versioni da 1 GB di RAM e delle varianti da 2 GB dei moduli Compute Module 4 e Compute Module 5.
Un aumento che pesa ma non troppo
Nonostante l'incremento, i prezzi delle schede rimangono tutto sommato accessibili, soprattutto se confrontati con le prestazioni offerte. Raspberry Pi aveva già intervenuto sui listini lo scorso aprile, aumentando il costo delle configurazioni con più memoria ma riuscendo a mantenere stabili i modelli entry-level. Questa volta, però, l'azienda ha dovuto arrendersi alle circostanze, spiegando di aver resistito il più possibile prima di cedere alle pressioni del mercato.
Per limitare l'impatto degli aumenti, Raspberry Pi invita gli utenti a valutare con attenzione le reali esigenze dei propri progetti prima dell'acquisto. In molti casi, infatti, modelli meno recenti come Raspberry Pi 3B, 3A+ e 3B+ continuano a essere perfettamente adeguati per numerosi utilizzi, dal fai-da-te all'automazione domestica, e costano sensibilmente meno. La scelta di puntare su generazioni precedenti può quindi rappresentare una valida alternativa per chi non ha bisogno di prestazioni elevate.
Prospettive future e impatto sul mercato
Questo ennesimo rincaro evidenzia quanto la crisi delle memorie stia condizionando l'intero comparto tecnologico, dai data center ai dispositivi per hobbisti. L'impennata della domanda di componenti per l'IA ha creato una scarsità che si ripercuote sui costi di produzione, costringendo aziende come Raspberry Pi a rivedere le proprie strategie di prezzo. Gli osservatori del settore si attendono che la situazione possa protrarsi ancora per diversi mesi, con possibili ulteriori ripercussioni sui listini di altri produttori di single-board computer e non solo.
Per ora, gli appassionati possono tirare un sospiro di sollievo: l'aumento non è catastrofico e le alternative economiche non mancano. Resta però la sensazione che la corsa all'IA stia cambiando gli equilibri anche nel mondo del making, dove la convenienza è da sempre uno dei fattori chiave. Sarà interessante capire se e quando i prezzi torneranno a stabilizzarsi, o se questo nuovo scenario rappresenti la norma per il futuro.