Nuovo rincaro per il Raspberry Pi 5 da 16 GB, che ora costa 385 dollari contro i 120 del lancio, avvenuto a gennaio 2025. Un aumento che supera il triplo del prezzo iniziale, con l'ultima impennata pari a ben 80 dollari in un solo colpo. Il motivo? La crisi globale dei chip di memoria, sempre più acuta e senza una via d'uscita a breve termine.
Le parole di Eben Upton
Il fondatore della società, Eben Upton, ha spiegato senza giri di parole che il problema è la difficoltà nel reperire moduli RAM a prezzi più convenienti. Non è solo una questione di memoria, però: anche altri componenti e materiali sono diventati più costosi in questa fase. Difficile capire se si tratti di un effetto domino o di più fenomeni concatenati, ma la sostanza non cambia. Upton continua a sostenere che la situazione sia temporanea e che i prezzi scenderanno quando si troveranno fornitori più economici, anche se in molti dubitano che si tornerà mai ai livelli precedenti.
Non solo Raspberry Pi 5: gli altri rincari
Il modello da 16 GB è quello che ha subito l'aumento più pesante, ma non è l'unico. Il Compute Module 5 nella stessa configurazione è salito di 40 dollari, con un prezzo finale che varia molto in base alla configurazione scelta, trattandosi di un prodotto modulare pensato per scenari industriali e sistemi integrati. La buona notizia per i consumatori privati è che il Raspberry Pi 500+, il dispositivo più pronto all'uso del catalogo con tastiera e case in stile retrò, rimane invariato: peccato che fosse già lievitato parecchio, passando dai 200 dollari dell'annuncio a non meno di 400.
Insomma, il mercato delle dev board vive una fase complicata: la domanda resta alta, ma l'approvvigionamento dei componenti continua a dettare legge sui listini. E per chi sperava in un ritorno ai prezzi di un tempo, le prospettive non sono affatto rosee.