Quasi un anno dopo il debutto, NVIDIA torna sul mercato dei supercomputer per l'AI locale con una nuova versione del DGX Spark, dotata però di 64 GB di memoria anziché 128 GB. L'obiettivo dichiarato è aggirare le difficoltà di approvvigionamento dei chip DRAM, ma la mossa ha un effetto collaterale pesante: il prezzo base è salito a 4.999 dollari, ovvero 1.000 dollari in più rispetto al prezzo di lancio della versione originaria da 128 GB.
Prestazioni dimezzate
La riduzione della RAM non è indolore. Il DGX Spark con 64 GB permette di eseguire modelli AI con un massimo di 100 miliardi di parametri, la metà rispetto alla configurazione completa. Il cuore resta il chip GB10 Grace Blackwell, che combina una GPU Blackwell e una CPU Arm a 20 core (10 Cortex-X925 e 10 Cortex-A725) per una potenza complessiva fino a 1 PFLOPS. Invariati anche storage fino a 4 TB, Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4, 10 GbE, HDMI e quattro porte USB Type-C.
Disponibilità e ecosistema
Il nuovo modello sarà in vendita dal 23 ottobre, esclusivamente tramite i partner NVIDIA: Acer, ASUS, Dell, Gigabyte, HP e MSI. La piattaforma è già pronta per lo sviluppo di agenti AI, con supporto a NVIDIA Agent Toolkit, librerie CUDA-X AI, modelli open source Nemotron e runtime come Ollama, vLLM e PyTorch con CUDA. Grazie alla scheda di rete ConnectX-7 e a un cavo QSFP è possibile creare cluster di DGX Spark per aumentare le prestazioni, mentre l'app NVIDIA Sync semplifica la configurazione iniziale.
La scelta di NVIDIA di ridurre la memoria per far fronte alla scarsità di componenti si scontra però con una realtà di mercato paradossale: la versione da 128 GB, lanciata a 3.999 dollari, oggi viene venduta a 5.999 dollari. Il nuovo modello da 64 GB, pur essendo meno performante, arriva a 4.999 dollari, rendendo l'accesso alla piattaforma meno conveniente di quanto l'azienda vorrebbe far credere.