La startup statunitense 247Solar ha firmato un contratto in India per la realizzazione e la gestione di un impianto pilota da 1 megawatt che combina tre diverse fonti energetiche: solare termodinamico, fotovoltaico e combustibili. L'obiettivo è superare uno dei limiti storici delle rinnovabili, ovvero l'intermittenza della produzione, garantendo elettricità continua anche di notte o in condizioni meteorologiche avverse.
Come funziona l'impianto ibrido
Il cuore del sistema è un campo di specchi che concentra i raggi solari su un ricevitore posto in cima a una torre. Il calore raccolto viene utilizzato per alimentare una turbina a ciclo chiuso, mentre i pannelli fotovoltaici integrati sfruttano la luce diretta per generare elettricità aggiuntiva. Quando il sole non basta, entra in gioco un bruciatore a combustibile — inizialmente gas naturale — che mantiene in funzione la turbina e assicura la continuità del servizio.
La scelta di affiancare i combustibili fossili non è un ripiego, ma una strategia per rendere l'impianto flessibile e affidabile fin da subito. In futuro, secondo l'azienda, il bruciatore potrà essere alimentato con idrogeno verde o altri carburanti a basse emissioni, rendendo la centrale completamente decarbonizzata.
Un modello per i mercati emergenti
L'India rappresenta un banco di prova ideale: la domanda di energia cresce rapidamente e molte zone rurali soffrono ancora di rete instabile. Il progetto da 1 MW servirà a dimostrare la validità tecnica ed economica del modello, che 247Solar intende replicare su scala più ampia. Se i risultati saranno positivi, la startup punta a esportare la soluzione in altri Paesi emergenti, dove la combinazione di solare e combustibili può offrire un ponte verso un sistema elettrico più pulito e resiliente.