L'intelligenza artificiale è come il cibo spazzatura per la mente: facile, allettante e alla lunga dannosa. Norbert Wiener, padre della cibernetica, sosteneva che il pensiero di ogni epoca si riflette nella sua tecnica. Per un secolo abbiamo proiettato il nostro pensiero nei computer, e oggi l'industria dell'IA fa lo stesso con il cervello. Demis Hassabis di Google lo definisce "un'approssimazione biologica a una macchina di Turing", mentre Elon Musk rincara la dose: "il cervello è un computer biologico". Peccato che gli esseri umani siano molto più complessi di così.
Il cervello non è una macchina di input-output
L'idea che il cervello sia un computer risale ad Alan Turing: percezione (input), elaborazione (computazione), azione (output). Un modello produttivo, certo, ma distorto e limitato. John von Neumann dubitava che catturasse la "complessità eccezionale del sistema nervoso umano". Il neuroscienziato Paul Cisek propone invece un modello biologico basato su sistemi di controllo a retroazione: il corpo non riceve passivamente input, ma agisce per modificarli. Prendere una palla al volo non richiede calcoli balistici inconsci, basta mantenere la palla nella stessa posizione del campo visivo. Un'euristica semplice, non un'equazione.
L'evoluzione come mappa della mente
Questo approccio si allinea all'architettura biologica del cervello. Dai pesci agli anfibi, dai mammiferi ai primati, nuovi comportamenti emergono in risposta a nuove possibilità ambientali. La storia del nostro sistema nervoso è un'estensione continua del controllo sul mondo. Il modello computazionale non spiega strutture come l'ippocampo o la memoria episodica, nate per navigare e ricordare. Cisek suggerisce di abbandonare la metafora algoritmica per abbracciare sistemi dinamici di retroazione, più fedeli alla realtà neuroscientifica.
Ma c'è di più: gran parte del nostro sviluppo è sociale. Per centinaia di migliaia di anni abbiamo imparato imitando gesti, suoni e rituali, sviluppando linguaggio e cultura. Il modello computazionale ignora tutto questo, e l'industria dell'IA pure. In meno di un decennio, le Big Tech hanno sistematicamente smantellato le istituzioni e le norme che abbiamo costruito per comunicare e apprendere insieme. L'IA, come un hot dog cognitivo, ci tenta nel momento ma erode la salute dei sistemi cognitivi che abbiamo evoluto in millenni.