L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha avviato un’istruttoria nei confronti di Suno, la piattaforma statunitense di generazione musicale basata sull’intelligenza artificiale. L’indagine, annunciata nelle scorse ore, riguarda presunte clausole vessatorie presenti nei termini di servizio che, secondo l’Autorità, determinerebbero un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi a svantaggio dei consumatori. Il procedimento si basa sull’articolo 33 del Codice del consumo.
I punti contestati
Tra le clausole incriminate, l’AGCM contesta a Suno un’ampia discrezionalità nel modificare unilateralmente contratto, servizio e prezzi degli abbonamenti, senza l’obbligo di indicare un giustificato motivo. Inoltre, la società potrebbe sospendere, disattivare o cancellare l’account dell’utente – e i relativi contenuti – in qualsiasi momento, per qualsiasi ragione e senza preavviso. La licenza imposta al consumatore per usufruire della piattaforma è ritenuta eccessivamente indeterminata e generica, e si accompagna alla rinuncia ai diritti morali d’autore, in contrasto con gli articoli 20 e seguenti della legge n. 633/1941.
I termini di servizio prevedono anche l’obbligo di presentare eventuali ricorsi ad un arbitrato amministrato negli Stati Uniti, termini di decadenza ristretti per i reclami e la rinuncia alle azioni collettive. Il foro competente esclusivo è quello dello Stato del Massachusetts. Suno, disponibile anche in Italia, offre una versione gratuita con 50 crediti al giorno (fino a 8 minuti di audio) e gli abbonamenti Pro e Premier.
Il fronte copyright
L’inchiesta dell’AGCM arriva in un momento delicato per l’azienda, già sotto attacco per violazioni di copyright. All’inizio di settembre, Suno ha presentato il modello v6, addestrato con dati concessi in licenza da Warner Music Group, BMG e Believe. Tuttavia, Sony Music e Universal Music Group hanno denunciato l’azienda perché v6 sarebbe stato addestrato anche con output dei modelli precedenti, a loro volta alimentati con musica non licenziata estratta da YouTube e altre fonti.
Sony Music ha chiesto la rimozione da oltre 260.000 brani generati dall’AI dalle piattaforme di streaming: si tratta di deepfake che imitano la voce degli artisti, creati con Suno e servizi simili. La vicenda mette in luce le tensioni tra innovazione tecnologica e tutela dei diritti d’autore, mentre l’Antitrust italiana valuta la portata delle clausole contrattuali imposte agli utenti.