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OpenAI lancia i Dots: assistenti AI sempre attivi con un computer nel cloud

OpenAI lancia i Dots: assistenti AI sempre attivi con un computer nel cloud Fonte: Punto Informatico
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OpenAI presenta i Dots, assistenti basati su GPT-6 Astra che lavorano in autonomia nel cloud, integrano oltre 4.000 app e imparano dalle abitudini dell'utente

OpenAI ha presentato i Dots, una nuova generazione di assistenti AI sempre attivi, durante il keynote del DevDay, la conferenza dedicata agli sviluppatori. L'annuncio arriva a poche settimane dal lancio di Muse, l'assistente di Meta che sta riscuotendo un enorme successo, e la tempistica non sembra casuale: a San Francisco nessuno aveva intenzione di restare a guardare mentre il concorrente conquista il mercato. I Dots rappresentano la risposta diretta di OpenAI a questa sfida, con un approccio che punta tutto sull'autonomia e sulla capacità di agire in background.

Come funzionano i Dots

Secondo OpenAI, i Dots sono assistenti in grado di svolgere quasi qualsiasi compito con le app collegate, lavorando in sottofondo e imparando nel frattempo i gusti e le abitudini dell'utente. Quel "quasi" merita attenzione: nel marketing tecnologico è una parola che pesa, perché serve a promettere il mondo lasciandosi aperta una via di fuga. Il motore che alimenta il sistema è GPT-6 Astra, il modello più potente mai rilasciato dall'azienda. La vera novità, però, è un'altra: ogni Dot dispone di un proprio computer nel cloud, completo di browser e accesso a oltre 4.000 applicazioni, il che gli consente di operare in autonomia come farebbe un utente umano.

L'interazione con un Dot avviene attraverso un'interfaccia che ricorda molto da vicino una chat di messaggi, simile a quella di Muse. Dall'app ChatGPT, sul web, su desktop o smartphone, è possibile anche avviare una chiamata vocale. Il Dot si collega inoltre a Microsoft Teams e Slack, portando con sé il contesto delle conversazioni avvenute altrove: ricorda cosa ci si è detti ieri al telefono e lo ritira fuori oggi nella chat di lavoro. A breve sarà possibile comunicare con il Dot anche tramite normali SMS. Per ora ogni utente può creare un solo Dot, ma OpenAI ha già annunciato che in futuro se ne potranno utilizzare diversi in contemporanea, immaginando una piccola squadra di assistenti ciascuno con il proprio compito specifico.

Esempi d'uso e apprendimento autonomo

Il funzionamento è piuttosto lineare: si affida un compito al Dot e lui si mette al lavoro, inviando aggiornamenti e ponendo domande quando necessario. OpenAI propone due esempi concreti. Uno sviluppatore può chiedere al proprio Dot di leggere i commenti dei clienti, preparare e testare gli aggiornamenti dell'app e poi mostrargli un video delle modifiche apportate. Un content creator può fargli analizzare la trascrizione di un'intervista: il Dot individua i momenti da tagliare per le clip, prepara le note dell'episodio e scrive i post per i social. È il lavoro di mezza redazione, affidato a un puntino che non chiede mai la pausa caffè. Mentre opera, è possibile controllare cosa sta facendo accedendo al suo computer nel cloud. Nel frattempo il Dot impara: personalizza ciò che produce e, secondo OpenAI, trova da solo altre cose da fare prima ancora che gli vengano richieste.

Un aiutante che anticipa i desideri può essere utile, a patto che li azzecchi: quando sbaglia, però, i problemi possono essere seri. Per favorire il lavoro di gruppo arriva anche ChatGPT Space, un nuovo spazio condiviso dove è possibile collaborare con i colleghi insieme al proprio Dot. Il confronto con Muse diventa qui particolarmente interessante. L'assistente di Meta naviga sul web, effettua acquisti, prepara documenti e tiene traccia degli obiettivi, ma con la crescente popolarità sono aumentati anche i dubbi sulla sicurezza: un utente ha raccontato che Muse ha fornito il suo indirizzo a un acquirente di Facebook Marketplace senza avvisarlo. Sembrava un maggiordomo efficiente, e invece si è comportato come il portiere chiacchierone che dice a tutti dove si abita.

OpenAI ha compreso che il punto debole è proprio questo e ha messo le mani avanti. I Dots integrano delle regole predefinite che stabiliscono quando possono agire in autonomia; è inoltre possibile aggiungerne altre per bloccare determinate azioni o obbligare il Dot a chiedere il permesso prima di procedere. Esiste anche una funzione di auto-review: prima di agire, il Dot verifica da solo se l'azione rispetta le proprie regole e i requisiti di sicurezza. Con lo stesso sistema decide quali compiti lasciare all'utente, come ad esempio il cambio di una password. Meglio di niente, ma la partita sulla fiducia è appena iniziata. Da oggi i Dots sono disponibili per gli abbonati a ChatGPT Pro, Business Premium ed Enterprise: il puntino, per ora, frequenta solo i piani alti. OpenAI sta inoltre sperimentando Dots "specialisti", che le aziende potranno creare per ruoli specifici al proprio interno.

Le conversazioni con il Dot non vengono conteggiate nei limiti di utilizzo di ChatGPT, un dettaglio che farà piacere a chi quei limiti li raggiunge ogni settimana. In futuro sarà possibile aggiungere altri Dot e aumentare il rendimento di ciascuno, rendendolo più veloce o facendogli svolgere più lavoro al mese. Ma quando un'azienda tecnologica inizia a parlare di velocità e di quantità di lavoro mensile, di solito significa che sta per arrivare un listino prezzi. La corsa agli assistenti AI sempre attivi è appena cominciata, e la prossima battaglia si giocherà sulla sicurezza, sulla trasparenza e sulla capacità di conquistare la fiducia degli utenti.

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