Quanto rende davvero l'intelligenza artificiale in banca? Santander prova a rispondere con i numeri: nei primi nove mesi del 2026 l'AI ha generato un valore di business pari a 194 milioni di euro. Una cifra che l'istituto spagnolo scompone in tre componenti principali: maggiori ricavi, costi operativi più bassi e minori accantonamenti sui crediti a rischio. Un risultato che fa scuola, ma che apre un dibattito spinoso sul metodo di calcolo.
Da dove arriva il valore
Secondo la banca, l'AI non è solo un costo tecnologico ma un vero motore di efficienza. I 194 milioni derivano da un mix di effetti: modelli predittivi che migliorano la valutazione del merito creditizio, automazione dei processi ripetitivi e assistenti virtuali che riducono i tempi di gestione. Il risultato è una spinta sia sul fronte dei ricavi sia su quello dei costi, con un impatto positivo anche sulle perdite su crediti, grazie a stime più accurate del rischio.
Il nodo irrisolto della misurazione
Il punto debole è proprio il come si calcola. Attribuire all'AI un valore economico preciso è complesso: molti benefici sono indiretti, difficilmente isolabili da altri fattori come l'andamento del mercato o le ristrutturazioni interne. Santander non dettaglia la metodologia, e questo alimenta lo scetticismo di chi teme cifre gonfiate per ragioni di marketing. La domanda resta aperta: quanto di quei 194 milioni sarebbe arrivato comunque, anche senza AI?
La mossa di Santander ha però un merito: porta il tema della misurazione del ritorno dell'AI al centro del dibattito bancario. Se il settore vuole giustificare gli investimenti crescenti, dovrà presto dotarsi di metriche condivise e trasparenti. Per ora, i numeri ci sono, ma la prova della loro solidità è ancora tutta da costruire.