Il riscaldamento globale è causato dall'uomo. Non è una truffa, come sostiene Donald Trump, ma un'emergenza supportata da prove «schiaccianti». A ribadirlo è la ricerca condotta dall'Università dell'East Anglia e pubblicata su Earth's Future, che passa in rassegna i principali studi basati sull'impronta climatica, il metodo scientifico che distingue gli impatti naturali da quelli antropici. Le conclusioni smentiscono categoricamente il rapporto 2025 del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti, che ridimensionava i rischi del riscaldamento basandosi su dati non oggettivi e citazioni parziali.
Prove inconfutabili e responsabilità umana
Negli ultimi anni l'impronta climatica ha ridotto i margini di errore, rendendo ancora più solide le evidenze scientifiche e inconfutabili le prove sulla responsabilità umana. Il professor Benjamin Santer dell'Università dell'East Anglia definisce la scienza dell'attribuzione «una scienza scomoda per coloro che auspicano un futuro basato sui combustibili fossili». Un monito che arriva mentre la politica ambientale statunitense rischia di fare marcia indietro.
La revoca dell'Endangerment Finding e i rischi per la scienza
Con la revoca dell'Endangerment Finding del 2009 – lo storico documento con cui l'EPA aveva definito i gas serra una minaccia per la salute pubblica – si profila un rallentamento, se non una cancellazione, delle politiche per la limitazione delle emissioni. Non solo: anche la scienza dell'attribuzione è in pericolo, perché mette in discussione narrazioni interessate. La comunità scientifica continua a produrre dati sempre più precisi, ma la battaglia contro la disinformazione climatica è tutt'altro che finita.