Che l'intelligenza artificiale sia entrata nelle aziende è ormai assodato. Molto meno scontato è il passo successivo: trasformare strumenti nati per la produttività individuale in soluzioni capaci di operare dentro i processi aziendali, con dati verificati, permessi controllati e responsabilità chiare. È su questo crinale che IBM ha costruito la propria strategia sull'IA agentica. Ne abbiamo parlato con Roberta Bavaro, Direttrice dell'Ecosistema e delle imprese del territorio di IBM Italia, per capire che ruolo giocano i partner in questa trasformazione.
La distinzione di partenza, per Bavaro, è netta. «Usare l'intelligenza artificiale come assistente per aumentare la propria produttività è una cosa. Adottarla nei processi aziendali è un'altra, perché in quel caso servono dati sicuri e autorizzati, e bisogna poter intervenire su tutto l'ambito della sicurezza e della governance». È in questo secondo mercato che IBM vuole stare, e la differenza si misura sulla capacità di far collaborare strumenti diversi. L'esempio è Copilot di Microsoft: un venditore può usarlo per preparare una proposta commerciale, mentre watsonx Orchestrate, la piattaforma IBM per coordinare flussi di lavoro basati su agenti, interviene come regista operativo. Collega applicazioni e strumenti e, se serve accedere a dati riservati, chiede l'autorizzazione nel rispetto delle regole interne e delle normative. «Non siamo più solo concorrenti, stiamo diventando partner», sintetizza Bavaro.
La sfida dei System Integrator
Su queste premesse nasce IBM Open Agentic Builders, la challenge rivolta ai principali System Integrator italiani. I team, da tre a cinque persone, hanno avuto due settimane per sviluppare un prototipo funzionante su IBM Bob, l'assistente per lo sviluppo software, e su watsonx Orchestrate, con il supporto del Client Engineering. I casi non erano esercizi di stile: Accenture ha lavorato sull'antiriciclaggio, Blue Reply sulla gestione delle polizze in caso di catastrofi naturali, Deloitte su un sistema di validazione dei servizi assicurativi che riduce i tempi da 48 ore a due minuti. Pragma MS ha sviluppato uno strumento per gestire le azioni post-riunione, adottandolo prima in casa e poi proponendolo ai clienti.
Il lavoro non si è chiuso con la proclamazione dei vincitori. I team continuano a perfezionare le soluzioni con il gruppo ecosistema e il Client Engineering, sostenuti da attività tecniche e di prevendita. Quando arriveranno i primi clienti, sono previsti casi di studio pubblici e fondi di co-marketing. Il salto più difficile resta quello verso la produzione: «Un prototipo può funzionare sulla carta, in un ambiente semplificato. Diverso è far dialogare davvero l'ERP, il CRM e i database su cui si fonda un'azienda, e poi scalare mantenendo coerenza, tracciabilità e sicurezza». È qui che entrano in gioco le competenze dei partner, dalla conoscenza delle piattaforme di integrazione alla capacità di collegare i sistemi esistenti al cloud tramite API.
Competenze verticali e PMI
Accanto alla tecnica c'è la conoscenza dei mercati verticali, che per Bavaro rappresenta l'opportunità più ampia. «La tecnologia è standard, un prodotto è uguale per tutti. Sono le competenze di chi conosce un settore a dargli le caratteristiche giuste. Una banca ha esigenze diverse da un'azienda che produce acciaio». Lo stesso vale per la geografia: «L'Italia è uno stivale lungo e stretto e ogni regione ha le sue peculiarità». Parlare di soluzioni enterprise non significa però rivolgersi solo alle grandi aziende. Per IBM il termine indica il passaggio dalla produttività personale ai processi aziendali, dove servono livelli di servizio, sicurezza e regole sull'uso dei dati. Un passaggio che riguarda anche le PMI, accompagnate dai partner del territorio, dagli sviluppatori indipendenti e dai fornitori di servizi gestiti. Il nodo restano le competenze: molte piccole imprese non hanno personale formato per implementare e gestire l'IA, e un partner può colmare questo vuoto.
Un esempio concreto riguarda la modernizzazione delle applicazioni. In Italia molte aziende lavorano ancora su sistemi IBM i, eredi dell'AS/400, e IBM propone un pacchetto dedicato di Bob per accompagnare il rinnovamento del codice esistente. Proprio su Bob è stata annunciata l'opzione self-hosted, che permette di installare la piattaforma in ambienti on-premise, cloud privati e sovrani o completamente isolati. L'obiettivo è portare l'IA verso i dati anziché spostare i dati verso l'IA, una risposta per i settori regolamentati che non possono esporre codice sorgente e informazioni sensibili. Secondo una ricerca dell'IBM Institute for Business Value, il 68% dei dirigenti considera complesso rispettare i requisiti di residenza e sovranità dei dati. Per i partner, IBM mette a disposizione gli stessi programmi di certificazione dei dipendenti, un team di prevendita dedicato, fondi di marketing e ambienti di demo e test. Su Bob è attiva anche una prova gratuita, per toccare con mano la tecnologia prima di impegnarsi.