Il nuovo Codice della strada, già approvato dal Consiglio dei ministri, cita per la prima volta la guida autonoma. Ma secondo chi sviluppa questa tecnologia, le regole sono scritte in modo tale da renderla di fatto inutilizzabile. Il nodo è l'articolo 87: prevede che un'auto possa essere controllata a distanza, ma rimanda i dettagli a un decreto che ancora non esiste. Nel frattempo, ogni veicolo autonomo dovrà avere una persona a bordo. Un'auto che si guida da sola, insomma, ma con qualcuno obbligato a sedersi dentro.
Un limite per le flotte e per i test
Il testo equipara chi controlla da remoto a un normale conducente: un operatore non potrebbe seguire più veicoli insieme, un vincolo pesante per chi gestisce una flotta. Sul fronte delle sperimentazioni, i test su strada sono ammessi solo se non servono a ottenere l'omologazione o a portare un servizio sul mercato. Peccato che un regolamento europeo richieda proprio quei test per approvare questi sistemi.
Un caso emblematico è Niulinx, startup nata dal Politecnico di Milano. L'idea è un servizio in cui l'auto arriva da sola (a massimo 30 km/h) dove si trova il cliente, poi guida lui e alla fine il veicolo se ne va per conto suo, senza cercare parcheggio. Il target sono paesi, periferie, anziani e persone con disabilità, dove il trasporto pubblico fatica ad arrivare. L'obiettivo è l'omologazione europea di livello 4 entro il 2028, ma con queste norme l'azienda lavorerebbe in Germania, Francia, Slovacchia o Croazia, dove le regole si sono già adeguate.
L'appello di Motus-E e i tempi stretti
«Il testo non funziona e con queste regole offrire sul mercato un qualsiasi servizio sarà impossibile», ha detto l'amministratore delegato Luca Foresti. L'associazione Motus-E, nella consultazione con il ministero dei Trasporti, ha chiesto di sostituire l'obbligo di presenza a bordo con un controllore da remoto in grado di intervenire subito, con poteri definiti e tempi paragonabili a quelli di un conducente, affiancato da un piano di sicurezza completo per la flotta. Motus-E chiede anche che i dettagli finiscano in un decreto ministeriale, più semplice da aggiornare di una legge, oltre a segnaletica più curata e cartelli chiari per le colonnine di ricarica.
Il testo passa ora alle commissioni parlamentari e poi torna al Consiglio dei ministri, che deve dare l'ok definitivo entro il 13 marzo. Ci sono quindi alcuni mesi per correggerlo, ma i pareri delle commissioni non sono vincolanti. «L'auspicio è che nel dibattito parlamentare il testo possa essere modificato, perché l'esperienza insegna che una volta varato un codice, le modifiche successive sono quanto mai complicate», ha aggiunto Foresti. Il rischio, dicono i promotori, è ripetere l'errore dell'auto elettrica: restare indietro mentre altri raccolgono miliardi.