Mentre in Cina i veicoli EREV (Extended Range Electric Vehicles) spopolano e in Occidente restano una nicchia misteriosa, anche Audi inizia a guardarli con interesse. La tecnologia è chiara: si tratta di auto elettriche a tutti gli effetti, ma con un piccolo motore termico che interviene unicamente per ricaricare la batteria e allungare l'autonomia. Una soluzione che ha spinto il quartier generale di Ingolstadt a porsi una domanda scomoda: è possibile integrarla in una vettura nata a zero emissioni senza stravolgerne la piattaforma?
Due brevetti tra Germania e Stati Uniti
La risposta, per ora, si traduce in due brevetti depositati tra Germania e Stati Uniti, dove il marchio deve anche riorganizzarsi sotto le pressioni dell'amministrazione Trump. Si tratta di una sorta di retrofit inverso: inserire la meccanica a benzina in un'architettura che non l'ha mai prevista. Il brevetto tedesco affronta il problema sul piano geometrico, con l'obiettivo di modificare il meno possibile la struttura per non far esplodere i costi. La soluzione è certosina: piazzare il motore termico esattamente sopra quello elettrico, all'anteriore.
Per evitare che il peso gravi sul telaio tradizionale, i supporti principali non poggiano sul telaietto ausiliario, ma direttamente sui duomi degli ammortizzatori, sfruttando un principio simile a quello di una barra duomi. In questo modo, l'intero vano inferiore resta libero per l'unità elettrica. Il rovescio della medaglia riguarda la dinamica di guida: ammassare peso in alto e sull'asse anteriore rischia di alzare il baricentro e alterare il comportamento tra le curve. Per arginare il fenomeno, il progetto prevede un terzo punto di fissaggio studiato per limitare beccheggio e rollio laterale, anche se solo i test su strada potranno confermare la bontà della soluzione.
Un nodo intelligente per la gestione energetica
Nel secondo brevetto, Audi immagina di usare quel motore non più come semplice generatore di corrente isolato, ma come un nodo intelligente e multifunzione integrato nella gestione termica ed energetica dell'intera vettura. L'idea è sfruttare gli scarti e le funzioni del motore termico per alleggerire il lavoro della batteria. Per ora, però, siamo nel campo della carta: il brevetto non fa nomi di modelli, non indica piattaforme specifiche e non svela nemmeno che tipo di motore termico verrebbe utilizzato.
Rimane un'ultima grande incognita: che futuro avranno gli EREV in Europa, dove il mercato li ignora? Molto dipenderà da come si muoverà la Cina. Nonostante i rallentamenti di quel mercato, la loro forza d'urto commerciale potrebbe essere l'unica spinta capace di far passare questi brevetti dalla carta alla catena di montaggio.