L'Istat ha certificato un balzo storico nell'adozione dell'intelligenza artificiale tra le imprese italiane: la quota è passata dal 5% del 2023 all'8,2% del 2024, per poi raggiungere il 16,4% nel 2025. Un raddoppio in due anni che segnala una accelerazione senza precedenti, ma che nasconde un divario ancora profondo tra le grandi aziende e le PMI.
Numeri in crescita, ma non per tutti
Se da un lato le grandi imprese hanno integrato l'IA in modo strutturale, con tassi di adozione superiori al 30%, le piccole e medie imprese restano indietro, fermandosi a una percentuale inferiore al 15%. Il gap è ancora più marcato nelle microimprese, dove la diffusione stenta a superare il 10%. Le cause? Costi di implementazione, mancanza di competenze interne e scarsa consapevolezza dei benefici concreti.
Perché colmare il divario è urgente
L'IA può rivoluzionare produttività e competitività anche per le PMI: dalla gestione automatizzata dei processi alla personalizzazione dei servizi, fino all'analisi predittiva per ridurre i rischi. Tuttavia, senza un supporto adeguato – incentivi fiscali, formazione mirata e infrastrutture digitali – il rischio è che il tessuto produttivo italiano resti diviso tra chi cavalca l'innovazione e chi rimane ai margini. Il raddoppio dell'adozione è un segnale positivo, ma la strada per una vera diffusione capillare è ancora lunga.