Bully, il celebre titolo ambientato tra i banchi di scuola, non è stato affatto un progetto semplice da realizzare. A rivelarlo è Dan Houser, ex mente creativa di Rockstar Games, che ha definito lo sviluppo del gioco un vero e proprio inferno, fatto di problemi su problemi e momenti di forte tensione.
Un parto travagliato
Uscito nel 2006 sul finire dell'epoca PS2, Bully si distinse immediatamente per la sua ambientazione insolita: non più metropoli criminali, ma i corridoi di un istituto scolastico. Proprio questa scelta coraggiosa rese lo sviluppo particolarmente complesso. Houser ha spiegato che dare vita al gioco è stato difficile, con ostacoli tecnici e creativi che si accumulavano giorno dopo giorno.
Le difficoltà non furono solo tecniche. Il titolo affrontò anche controversie e critiche ancor prima di arrivare sugli scaffali, a causa dei temi trattati come il bullismo e la violenza tra studenti. Questo clima di pressione contribuì a rendere l'intero processo ancora più stressante per il team.
Un'eredità unica
Nonostante le sofferenze produttive, Houser continua a considerare Bully un progetto unico nel suo genere, capace di lasciare il segno nel cuore dei fan. E mentre l'attenzione di tutti è ora rivolta a Grand Theft Auto 6, la storia di Rockstar resta costellata di capolavori come questo, nati tra mille difficoltà ma diventati comunque indimenticabili.