Raggiungere Marte, spingersi verso i pianeti più lontani e costruire basi permanenti sulla Luna richiederà molta più energia di quella ottenibile oggi con i pannelli solari. Per questo il futuro dell'esplorazione spaziale potrebbe passare da una tecnologia che sulla Terra conosciamo da decenni: la fissione nucleare.
I limiti del presente
I razzi chimici permettono di raggiungere lo spazio, ma richiedono enormi quantità di propellente. I pannelli solari, dal canto loro, diventano progressivamente meno efficaci man mano che ci si allontana dal Sole e sulla Luna devono fare i conti con notti che durano circa 14 giorni terrestri. Limiti pratici che spingono verso alternative più potenti e affidabili.
L'accordo e la tabella di marcia
Proprio per superare questi ostacoli, la NASA e il Dipartimento dell'Energia statunitense (DOE) hanno firmato un accordo l'8 ottobre 2026, destinato a entrare in vigore il 1° novembre. L'intesa comprende lo sviluppo dei combustibili nucleari, la sperimentazione dei reattori e la loro integrazione nei futuri veicoli spaziali. Il primo test è previsto nel 2028 in vista della missione verso Marte, seguito poi dall'installazione di una vera e propria centrale sulla Luna.
Una svolta che potrebbe ridefinire l'intera economia dell'esplorazione spaziale: reattori compatti e affidabili garantiranno energia continua alle future colonie, aprendo scenari fino a ieri confinati alla fantascienza.