La Commissione europea ha dato il via a un'azione coordinata nel settore dei videogiochi per verificare il rispetto delle norme a tutela dei consumatori, con un focus particolare sulle valute virtuali e sui cosiddetti dark pattern. L'iniziativa coinvolge dieci società videoludiche, tra cui Activision Blizzard UK, Crytek, InnoGames, King, Mojang, Plarium, Riot Games, Supercell e Ubisoft. L'obiettivo è garantire maggiore trasparenza negli acquisti in-game, con un'attenzione specifica ai minori e agli utenti più vulnerabili.
Il ruolo dell'AGCM e l'infrazione diffusa
Una delle iniziative è guidata dall'Antitrust italiana (AGCM), che si coordina con le autorità di Norvegia e Danimarca. L'indagine si concentra in particolare su Activision Blizzard UK e altre società del gruppo Microsoft, per verificare l'eventuale presenza di una infrazione diffusa, ovvero pratiche potenzialmente contrarie alle norme europee e capaci di incidere sugli interessi dei consumatori in almeno tre Paesi dell'Unione. L'azione europea si collega alle istruttorie già avviate dall'AGCM lo scorso dicembre sempre nei confronti di Microsoft, più nello specifico Activision Blizzard King.
Il problema delle valute virtuali
In quel caso i giochi sotto esame erano Diablo Immortal e Call of Duty Mobile. Il problema principale contestato dalle autorità è che molti acquisti in-app non vengono espressi direttamente in euro: skin, potenziamenti e altri oggetti si possono comprare solo tramite valute virtuali, che si acquistano con denaro reale ma in pacchetti. Questo rende molto più difficile stabilire quanto si stia effettivamente spendendo per un determinato contenuto, alimentando pratiche di dark pattern che inducono il consumatore a spendere senza piena consapevolezza.
L'indagine dell'UE e dell'AGCM rappresenta un passo importante verso una regolamentazione più chiara del settore, che potrebbe portare a obblighi di trasparenza sui prezzi reali e a una maggiore protezione per i giocatori più giovani. Le aziende coinvolte rischiano sanzioni e dovranno adeguare le proprie pratiche commerciali alle normative europee.