Anthropic ha aggiornato l'8 ottobre 2026 la propria Usage Policy, la lista di regole che disciplina l'uso di Claude, introducendo un divieto che non riguarda ciò che gli utenti chiedono al modello, ma come lo trattano. La modifica, passata quasi inosservata, segna un cambio di paradigma: per la prima volta un'azienda di intelligenza artificiale punisce esplicitamente comportamenti ostili o denigratori nei confronti del proprio assistente virtuale.
Non solo contenuti: ora conta anche il tono
La nuova policy specifica che gli utenti non devono insultare, minacciare o umiliare Claude, né tantomeno tentare di manipolarlo psicologicamente. Non si tratta di semplici raccomandazioni: Anthropic si riserva il diritto di sospendere o revocare l'accesso a chi viola queste regole. La decisione arriva dopo mesi di segnalazioni su conversazioni particolarmente aggressive, con utenti che sfogavano frustrazioni o testavano i limiti del modello con linguaggio violento.
La mossa ha implicazioni pratiche immediate. Da un lato, protegge il modello da attacchi di prompt injection e tentativi di jailbreak basati su pressioni emotive; dall'altro, solleva interrogativi su quanto sia legittimo per una società privata sindacare il modo in cui le persone interagiscono con una macchina. Anthropic sostiene che un ambiente rispettoso migliora la qualità delle risposte e riduce i rischi di allucinazioni o comportamenti deviati.
Una svolta etica o un eccesso di controllo?
La community si divide. C'è chi applaude l'iniziativa, vedendola come un passo verso un'IA più sicura e umana, e chi la considera una deriva paternalistica. Di certo, la mossa di Anthropic potrebbe fare scuola: se altri provider seguissero l'esempio, il modo in cui parliamo alle macchine diventerebbe ufficialmente parte dei termini di servizio. E per gli utenti, la regola è semplice: con Claude, meglio mantenere un tono civile.